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Il cacciatore del buio
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Carrisi, Donato

Il cacciatore del buio

Milano : Longanesi, 2014

Abstract: "Se non sarà fermato, non si fermerà." Non esistono indizi, ma segni. Non esistono crimini, solo anomalie. E ogni morte è l'inizio di un racconto. Questo è il romanzo di un uomo che non ha più niente - non ha identità, non ha memoria, non ha amore né odio - se non la propria rabbia... E un talento segreto. Perché Marcus è l'ultimo dei penitenzieri: è un prete che ha la capacità di scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio. Ma questa trama rischia di essere impossibile da ricostruire, anche per lui. Questo è il romanzo di una donna che sta cercando di ricostruire se stessa. Anche Sandra lavora sulle scene del crimine, ma diversamente da Marcus non si deve nascondere, se non dietro l'obiettivo della sua macchina fotografica. Perché Sandra è una fotorilevatrice della polizia: il suo talento è fotografare il nulla, per renderlo visibile. Ma stavolta il nulla rischia di inghiottirla. Questo è il romanzo di una follia omicida che risponde a un disegno, terribile eppure seducente. E ogni volta che Marcus e Sandra pensano di aver afferrato un lembo della verità, scoprono uno scenario ancora più inquietante e minaccioso. Questo è il romanzo che leggerete combattendo la stessa lotta di Marcus, scontrandovi con gli stessi enigmi che attanagliano Sandra, vivendo delle stesse speranze e delle stesse paure fino all'ultima riga.

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Riccardo Guerra
286 posts

Il libro è avvincente. Come negli altri che ho letto, l'autore riesce ad avvincere il lettore con il suo bel modo di scrivere e raccontare; i suoi thriller polizieschi sono ben strutturati, alcuni meglio degli altri.
Ciò che mi lascia perplesso però è quel giudizio che trapela da molti libri che inseriscono nei racconti la Chiesa Cattolica: il dipingerla come una setta covo di serpenti. Sacerdoti e porporati di "alto rango" che nulla hanno concesso alla chiamata vocazionale, ma perseguono la brama di potere; conoscitori dei più sordidi e celati segreti. Perchè? La trama non ne giova, non è funzionale al racconto.
Anche in questo la Penitenzieria Apostolica è descritta come una loggia conoscitrice dei segreti di tutti e dei quali segreti ne fa uso a scopo molto personale. Aiuta a vendere probabilmente. Mi spiace però che anche Carrisi usi questi sentieri e scorciatoie; i suoi libri non ne avrebbero bisogno.
Qualche pecca al racconto bisogna concedergliela: non sempre le cose filano lisce e qualche occhio va chiuso, ma nella sostanza il racconto è piacevole e tiene avvinto sino alla fine.

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