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Auschwitz ero il numero 220543
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Avey, Denis

Auschwitz ero il numero 220543

Roma : Newton Compton, 2012

Abstract: Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri. Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz. Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager. Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità. La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009. Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo. Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".

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Riccardo Guerra
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Mi incuriosiva il punto di vista di un soldato. Mi incuriosiva l'opinione di un uomo che la guerra l'ha vissuta con lo sguardo ed il fucile puntato su un altro uomo. Cosa ne poteva pensare un soldato dei campi di sterminio? Avey racconta la sua guerra d'Africa, la sua detenzione nei campi di prigionia come prigioniero di guerra e le sue due incursioni "dall'altra parte"; potremmo dire all'inferno, nell'abisso creato dall'uomo. Non c'è umanità in una guerra, dove uomini uccido altri uomini. Avey però parla di una forma di rispetto del nemico del tutto assente in un campo di sterminio, dove le persone ebree non erano ritenuti tali (persone). Sottolineava la differenza tra i tedeschi soldati in Africa ed i tedeschi SS, questi ultimi privi di ogni umanità. L'incontro con un ebreo del campo, la vicenda raccontata dentro e fuori del campo fa riflettere su quella linea sottile che ha diviso il sopravvissuto e chi non lo è stato; alle volte una semplice e banale parola tra fabbro ed elettricista.

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